sabato 28 novembre 2015

Kuliscioff e Balabanoff, due grandi donne del Socialismo

sa sx. Chiara Cerletti, Luigi Cerletti,  Piero Almasio  marito di Chiara Cerletti, Nelly Chiesa, moglie di Luigi Cerletti, Teresa Gavazzi, e Pia Locatelli


“Ci sono molti tratti comuni tra Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff: entrambe cittadine russe di famiglia ebrea, di estrazione sociale borghese, costrette ad emigrate in Europa per poter compiere gli studi universitari, all’epoca non permessi alle donne in Russia. Entrambe vicine alla teorie marxiste,  lavorarono insieme alla redazione de “La difesa delle lavoratrici” a Milano tra il 1912 e il 1914”. Lo ha detto Pia Locatelli, intervenendo alla giornata di Studio su  Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff, organizzata a Milano dalla Fondazione Kuliscioff. Nel corso del suo intervento Pia Locatelli ha sottolineato l’impegno della Balabanoff nell’Internazionale socialista e il contributo della Kuliscioff nello sprovincializzare il giovane socialismo italiano.

Il testo integrale dell’intervento


Sono molto grata alla Fondazione Anna Kuliscioff per aver organizzato questa giornata di studio che ha lo scopo di far conoscere meglio due grandi donne del Socialismo italiano, europeo e, nel caso di Angelica Balabanoff, anche mondiale.  E sono grata  dell'invito ad aprire i lavori di questa giornata, che mi dà l'occasione di parlare delle due organizzazioni in cui ho militato per più di metà della mia vita adulta, dei legami con l’Internazionale Socialista, l’Internazionale Socialista Donne e i movimenti per il suffragio femminile. 

Ci sono molti tratti comuni tra Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff: entrambe cittadine russe di famiglia ebrea, di estrazione sociale borghese, costrette ad emigrate in Europa per poter compiere gli studi universitari, all’epoca non permessi alle donne in Russia. Entrambe vicine alla teorie marxiste,  lavorarono insieme alla redazione de “La difesa delle lavoratrici” a Milano tra il 1912 e il 1914.

Angelica Balabanoff appartiene ad una cerchia ristretta di russi che hanno giocato ruoli importanti nei movimenti rivoluzionari, sia nel loro Paese d’origine sia in quello adottivo: conobbe Lenin da vicino, ne divenne amica e consigliera durante gli anni del suo esilio svizzero ma con il tempo se ne allontanò al punto che, qualche anno prima della morte, scrisse “Lenin visto da vicino”, libro nel quale teorizzò una quasi totale corrispondenza tra il potere leninista e quello stalinista. 
Fu vicina a Benito Mussolini, durante i suoi esordi socialisti e la direzione de “l’Avanti” di cui fu vicedirettora; lo introdusse al marxismo e con lui condivise l’idea della graduale emarginazione dell’ala riformista del partito. 
La sua militanza socialista fu coerente con le idee e la tradizione della Seconda Internazionale -della quale è successora l'attuale- interpretandone l’ala "di sinistra". 
Tra i suoi più grandi meriti, vi fu quello di garantire al socialismo italiano un respiro europeo, e non è poco, così come Anna Kuliscioff contribuì a sprovincializzare il socialismo italiano.
Non ho trovato tracce del suo lavoro nei documenti  in mio possesso, in quanto ne ho solo degli ultimi trent'anni,   certamente se ne trovano nell’archivio ad Amsterdam che conserva tutta la documentazione  del primo secolo di vita dell’Internazionale Socialista Donne, ma sono certa che fu protagonista dell’impegno della Internazionale Donne contro la Guerra. 
L'internazionale Socialista Donne era nata a Stoccarda nel 1907, diciotto anni dopo la fondazione della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889. I delegati, che si riuniscono in una zona vicino a Pigalle per fondare una nuova organizzazione che rimpiazzi la Prima Internazionale, morta nel 1876, si considerano i veri eredi dei rivoluzionari di cento anni prima, perché considerano la Rivoluzione francese come una prima fase di una rivoluzione sociale per l’emancipazione della società. Ma di fatto questo centenario è l’esito capitalistico della Rivoluzione francese, rappresentato con il simbolo della Tour Eiffel. I delegati, e le poche delegate, quasi tutti marxisti, stabiliscono alcuni impegni: vogliono leggi per proteggere i lavoratori, ma soprattutto le lavoratrici, vogliono la giornata di 8 ore, l’abolizione del lavoro minorile e l’uguaglianza tra uomini e donne. In particolare vogliono l’uguaglianza di salario, perché a parità di lavoro il salario delle donne era metà di quello degli uomini. Quindi un chiarissimo impegno anche rispetto ai temi delle donne. Sempre a Parigi si decide di dedicare il 1° maggio al lavoro e la condanna della guerra sempre, in qualsiasi situazione, perché viene considerata il prodotto delle condizioni economiche. I delegati stabiliscono un insieme di principi che l’Internazionale ha continuato a sostenere per 126 anni da allora ad oggi: la diffusione della democrazia, l’evoluzione pacifica verso la presa del potere, la regolamentazione del mercato del lavoro e la fine della discriminazione sessuale ed in genere di tutte le discriminazioni. La Seconda Internazionale,  che era soprattutto europea, non si dà una linea politica precisa, anzi rifiuta di farlo, rifiuta di darsi una strategia definita e un’organizzazione. Era una libera federazione di gruppi autonomi nazionali senza vincolo alcuno. Soltanto undici anni dopo, nel 1900, si costituisce un Ufficio di segreteria, ma le influenze teoriche continuano ad essere scarsissime. Ciò che unisce i membri dell’Internazionale è la consapevolezza di appartenere ad un movimento  collettivo, impegnatissimo per la giustizia sociale e per -come dicevano allora- il riscatto delle plebi, oltre che per la difesa dei primi sindacati. Quanto alla  politica estera, semplicemente non esisteva una linea se non per  una vocazione pacifista. Tant’è che allo scoppio della Prima guerra mondiale all’interno dell’Internazionale si arriva allo scontro tra i movimenti pacifisti, i Partiti interventisti e i Partiti appartenenti ai Paesi neutrali, scontro che porta di fatto al crollo dell’Internazionale. 
Sul tema della partecipazione alla guerra, Angelica Balabanoff svolse un grande ruolo anche di collegamento tra l' Internazionale Socialista Donne e l'Internazionale Socialista, in grande …conflitto. Come in altre occasioni, del resto.
Siamo  all’inizio del secolo scorso e le donne cominciano a organizzarsi dentro l’Internazionale. Quando nel 1889 nasce la Seconda Internazionale, subito si manifesta  il protagonismo di Clara Zetkin, una grande dirigente della SPD. Su quasi 400 delegati le donne erano otto e Clara Zetkin riesce a far inserire nella risoluzione del Congresso fondativo la proibizione del lavoro delle donne in industrie nocive per la loro salute e a far approvare la richiesta della giornata lavorativa di 8 ore e dell’uguaglianza di salario. Quindi un protagonismo immediato ma vi furono ostacoli per il voto alle donne tant'è che soltanto nel 1904 viene approvata una risoluzione per il suffragio femminile. 
Il vero cambiamento, quello importante per quanto riguarda l’organizzazione delle donne, avviene nel 1907 al Congresso di Stoccarda, in cui le 58 delegate -su un totale di quasi 900 delegati- si riuniscono prima dell’Internazionale generale e decidono di dare vita ad un Segretariato internazionale, che affideranno a Clara Zetkin. Era necessaria una organizzazione delle delegate per riuscire ad imporre all’attenzione dell’Internazionale i temi dei diritti delle donne. 
Non so se Angelica Balabanoff partecipò a questa fondazione, so per certo che fu attivissima negli anni successivi quando, su invito di Clara Zetkin, fu tra le organizzatrici di una conferenza femminile internazionale contro la guerra, la Conferenza per la pace, che ebbe luogo a Berna nella primavera del 1914. I partiti socialisti dell’Internazionale, con esclusione degli italiani e degli svedesi, si divisero sulla partecipazione alla guerra, ciascuno appiattendosi sulle rispettive posizioni nazionali, ma le donne furono compatte contro la guerra e e per questo Clara Zetkin fu accusata da Friedrich Ebert di tramare alle spalle dll'SPD  (Disse Ebert: “questo non è compito che spetti alle donne”). Alla Conferenza parteciparono lavoratrici socialiste sia dei Paesi belligeranti sia di quelli neutrali. 
La Conferenza di Berna, di cui Angelica Balabanoff fu tra le protagoniste, approvò un manifesto che rappresenta una efficace analisi delle guerre e delle sofferenze che comportano. Grazie a questo suo lavoro per la Conferenza Angelica Balabanoff divenne tra i più noti punti di riferimento europeo dell'opposizione socialista alla guerra (“guerra alla guerra” fu il suo urlo di battaglia, ripreso da Clara Zetkin che per prima lo aveva lanciato). 
In seguito l’organizzazione si paralizza e l’Internazionale Socialista di fatto si dissolve. Nel frattempo, nel 1919, si costituisce l’Internazionale Comunista, che verrà poi chiamata la Terza Internazionale, alla quale Angelica Balabanoff  non solo aderì ma nel 1920 ne fu nominata Segretaria. Un'esperienza che non durò a lungo e rientrò in Italia nel 1922 a causa di forti divergenze con Lenin, Trotsky, anzi  addirittura ne fu esclusa. Trasferitasi a Parigi, assunse la Segreteria di un nuovo movimento che si proponeva la costruzione di una nuova Internazionale dei Partiti socialisti rivoluzionari che evitasse sia il riformismo sia il bolscevismo, la cosiddetta “Internazionale Balabanoff" o "Internazionale due e tre quarti”. Angelica Balabanoff morì socialdemocratica, sostenendo la posizione di Saragat nella scissione di palazzo Berberini.

Anna Kuliscioff (che in Russo significa “manovale”) visse più di quarant’anni in Italia da straniera, come persona “tollerata dalla polizia”, sotto la spada di Damocle di un mai revocato provvedimento di espulsione. 
Nonostante questa condizione di apparente precarietà, fu tra i maggiori protagonisti del socialismo italiano, pur non avendo ricoperto ruoli o incarichi. La sua autorevolezza era tale che non aveva bisogno di riconoscimenti per esercitare una grande influenza o determinare la linea del Partito. Tra tanti padri, fu madre del Partito che contribuì a fondare nel 1892 e poi a guidare in modo  indiscusso. 
Nel 1891 Turati e Kuliscioff assunsero insieme la direzione di Critica sociale, rivista che si proponeva di dare spessore culturale al socialismo e di attrarre gli intellettuali democratici. La rivista, che nelle lettere a Turati Anna chiama “la nostra figlia di carta”, diventò il suo lavoro principale. Mentre Turati era spesso a Roma per impegni parlamentari, Anna si dedica alla rivista, scrive, traduce, cura gli aspetti editoriali, legge cumuli di giornali nelle cinque lingue che conosce, dando un contributo incalcolabile a sprovincializzare il giovane socialismo italiano. Nel gennaio del 1912 fondò la rivista bimestrale La Difesa delle Lavoratrici, che dirigerà per due anni insieme a Carlotta Clerici, Linda Malnati e Angelica Balabanoff. 

Il segno politico lasciato da Anna Kuliscioff che voglio sottolineare è relativo alla questione femminile, o meglio al legame tra questione femminile e movimento socialista. Con ispirazione marxista ortodossa, Anna pensava che la questione femminile fosse un aspetto di quella sociale e pertanto si sarebbe risolta con l’emancipazione del proletariato. Per questo entrò in polemica con le “suffragiste borghesi” che, a mio parere, avevano ragione.
Il suo pensiero è espresso nella famosa conferenza tenuta nel 1890 al Circolo filosofico di Milano e intitolata Il monopolio dell’uomo, e in numerosi altri scritti. 
Nella società moderna le donne sono gli ultimi paria, tenute in uno stato di dipendenza che provoca un parassitismo morale. L’indipendenza economica è l’unica via per superare questa situazione e per conquistare libertà, dignità, rispetto. Senza di essa anche i diritti resterebbero lettera morta. 
Quindi Anna Kuliscioff rifiuta la priorità della lotta per i diritti, differenziandosi dal femminismo “borghese”: «la questione femminile non è antagonismo dei sessi, ma questione ancor essa essenzialmente economico-sociale»; l’emancipazione femminile è quindi da assimilare alla rivoluzione proletaria che, «sopprimendo le differenze di classe, porrà un termine eziandio alle leggi eccezionali contro la donna». 
Secondo me si sbagliava e avevano ragione le “femministe borghesi” e infine mi pare lo abbia riconosciuto.

Nessun commento:

Posta un commento